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Postato da SamuelFolla

untitled

La macchina fotografica.

Stai facendo il gioco delle libere associazioni.

Sai, quello che uno ti dice una parola, e tu dici le prime cose che ti vengono in mente.

Gatto.

Divano.

...

Strada.

Libertà.

...

Moto.

Nirvana.

...

Notte.

Mojito.

Ma anche "letto", "letto" e "piumone".

Si, bisogna metterle tutte e tre, la notte è lunga, ci sono diverse fasi: quella del Mojito, che porta inevitabilmente a quella del letto e del piumone.

Anzi, il piumone lo sotituirei anche con "bacio", o con "passione".

Dipende dalla notte.

Andiamo avanti.

...

Macchina fotografica.

E cosa dico ora? Il jolly è già andato x la notte...

Il fatto è che la macchina fotografica non è un oggetto, per me... è un pezzo di me, è un mondo.

Se lascio a casa il telefono, o il portafoglio, o i documenti della macchina, non torno a prenderli, neanche se son distanti solo una rampa di scale.

Se lascio la macchina fotografica, torno anche da 20 chilometri.

Ed è straordinario pensare a quale diabolica invenzione sia, in se, la macchina fotografica.

Gli oggetti, tutti gli oggetti, tutto ciò che noi chiamiamo realtà, emanano, in tutte le direzioni raggi luminosi ad una determinata frequenza.

I raggi, a loro volta, provengono dalle fonti luminose, colpiscono gli oggetti e vengono da loro riflessi; a seconda della fonte luminosa anche i raggi riflessi sono differenti, facendo sì che i nostri occhi percepiscano lo stesso oggetto con delle caratteristiche di colore, superficie, trasparenza differenti.

E ogni istante, ogni singolo istante, ogni singolo pezzo di materia irradia tutto intorno a se la sua immagine

Tutto quanto: dal telefono a gettoni che ho di fronte a me, fino al sasso che c'è sull'orlo del cratere della più sperduta luna di chissà quale galassia.

E chi ha inventato l'ordine delle cose, ha stabilito che questi raggi una volta generati se ne vadano lontano, alla velocità della luce, appunto.

Ogni secondo quindi, ogni oggetto genera infinite immagini di se, che proietta tutto intorno come un esplosione.

E saranno tutte, ma proprio tutte, diverse una dall'altra: anche spostandoti solo di un millimetro a destra o a sinistra, l'immagine sarebbe simile, ma non uguale.

E anche aspettando un secondo in più, l'immagine sembrerebbe uguale, all'apparenza, ma sarebbe comunque un immagine di quell'oggetto con un secondo d'età in più, quindi non la stessa.

La natura ha deciso che il sistema funzionasse così, una serie di istanti irripetibili che svaniscono per sempre.

Come camminare su una strada che si sgretola nell'abisso al tuo passaggio, come spunta alle tue spalle, si dissolve.

E l'uomo, con il suo ingegno, ha inventato un congegno che riesce a catturare un grumetto di quei raggi, un pizzico soltanto, uno alla volta, in un determinato istante, con una determinata luce, da una determinata distanza con un determinato angolo.

Catturarlo e far sì che non si dissolva x sempre.

Catturarlo e chiuderlo in un pezzo di carta, in un foglio di plastica, su uno schermo a cristalli liquidi, o dentro una manciata di bit in un hard disk.

Però è lì.

Non può più andarsene, lo consegni all'immortalità.

Che abbia un senso oppure no, che esca o no una bella foto... poco conta.

Rimarrà lì, fino a che tu deciderai se lasciarlo andare verso il suo destino o renderlo eterno.

Quanto è stupefacente tutto ciò?

Riesci a sentire la grandiosità di tutto questo rinchiuso nel millimetrico movimento dell'ultima falange dell'indice della mano destra mentre schiaccia il pulsante?

Quel "tic" che senti, è la porta della gabbietta che imprigiona quel fantasma.

Il momento è in gabbia.

E tu vuoi che quello che catturi sia sempre il più bello possibile, è tuo dovere farlo, è tuo dovere rendere immortale il più bello di tutti, tra tutte le infinite immagini di sè che quell'angolino di realtà ha sparato fuori, tu vuoi catturare la più bella di tutte.

Alleni la tua mente a intuire con un lieve anticipo, dove dovrai essere, in che punto, in che posizione, con quale setting del tuo complicato strumento, per riuscire ad acciuffare proprio lui, quell'uno su un miliardo che tra un attimo ti fischieranno accanto all'orecchio, per non tornare più, mai più.

Quanto è affascinante, emozionante, bellissimo, splendido, stimolante eccitante, motivante questo modo di andare a caccia?

Ecco xkè alla parola macchina fotografica, nel gioco delle associazioni, non trovo una parola sola che possa riassumere tutto, è come una magia.

Ecco.

"MAGIA".

Chi mi sta facendo il quiz?

No, non sono finito dallo strizzacervelli... sono all'aereoporto con un anticipo scandaloso, mi annoio e me lo faccio da solo... gesù! forse dovrei andarci da uno strizzacervelli...

;-D

 

Canzone del Giorno: Luke - La Terre Ferme

 

 

Signore e Signori, Amici, conoscenti e tutti gli altri... ciao!

Vi disturbo x un secondo per segnalarvi che mi sono iscritto a un concorso fotografico, e mi piacerebbe che deste un occhiata alle foto, e poi, se vi va, votaste la mia... oppure quella che più vi piace... ma magari anche la mia! :-)

La pagina del concorso la trovate a questo indirizzo:

http://ta.canon-europe.com/?pg=gallery&cc=it&lc=it&photo_id=foto47ffcabd6ea18

beh, quella è la mia... e se vi piace almeno un po'... beh, lasciateci un voto.

E il vostro nome verrà vergato a lettere di fuoco sul sempiterno Granito Della Riconoscenza.

Se poi dovessi vincere, verrà organizzata una colossale bevuta alla quale saranno invitati tutti coloro che mi hanno votato, quindi dateci dentro!! Più voti, più birra x tutti!!

Ringraziandovi anticipatamente x l'aiuto, e scusandomi per lo sbattimento, vi auguro una giornata STREPITOSA!!

CIAO A TUTTI! E FATE GIRARE!!

Postato alle 23:59 del domenica, 04 maggio 2008
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Postato da SamuelFolla

Sahara dall'aereo

Allora, Scenario:

Africa Nera, Lagos, Nigeria.

Lagos dall'ereo

Vado a lavorare x dei tizi, in una fabbrica dei sobborghi di Lagos.

La città mi da un senso di dejavù, mi pare d'esserci già stato, poi ricordo... c'ero gia stato in qualche gioco di guerra dell'xbox.

Lagos landscape

 

Lagos landscape 2

La guardo dal finestrino dall'alto di un cavalcavia: colonne di fumo nero che salgono da pneumatici incendiati, catapecchie diroccate, lo scheletro di qualche palazzina di un paio di piani e completamente abitata (e quando dico completamente, intendo decine di persone accampate anche sulle scale, negli ingressi...) e poi per il resto, baracche, intervallate solo da discariche a cielo aperto tutte puntellate di persone che scavano a piedi nudi nell'immondizia, e i "disotto" dei cavalcavia, tutti adibiti a "spazio living" di decine di migliaia di persone, alcuni cucinano su improvvisati bracieri robe indefinite, qualcuno mangia, qualcuno dorme, tutto  lì sotto, con i piedi nel fango, e una sopraelevata come tetto.

Lagos 1

Mi trasportano dall'aeroporto all'hotel, dall'hotel alla fabbrica, dalla fabbrica all'hotel.

Appena la macchina si ferma, tutti i mendicanti -e sono tanti, di tutti i tipi e gradi d'infermità- mi vedono e si buttano sui vetri.

Non è che sia preoccupato, si vede che nn sono aggressivi, però sono di un insistenza che imbarazza... nel senso: vorrei fare qualcosa, ma cosa?

Se guardo da una parte la folla si accalca di più nel punto focale del mio sguardo, quasi avessi un superpotere che materializza mendicanti con un raggio della vista, come quello che superman usava per tagliare le cose.

Allora non guardo.

Però così sembro proprio il bianco stronzo, che se la tira e fa il superiore, e io proprio non voglio farlo... è una settimana che vado di collirio xkè nn voglio mettere gli occhiali da sole per non essere scambiato per quello che c'ha gli occhiali da sole e voi no.

Allora li guardo e sorrido facendo la faccia più disarmante che c'ho, tipo il gatto con gli stivali in Shrek 2, e faccio il gesto come per dire "non ho niente, mi dispiace da morire...." non l'avessi mai fatto.

Il mio superpotere ha potenza tripla.

Grazie al cielo la macchina riparte.

FFuii...

Vabbè, taglio corto, x una settimana su e giù così.

Nel frattempo conosco un italiano due greci e due inglesi (che pare l'inizio di una barzelletta di quelle delle elementari), e inizio la solita questua di informazioni e consigli su cosa c'è da fare la sera, cosa c'è da fare il weekend, chi m'accompagna, 'ndo se magna...

Le risposte son state tutte pressochè identiche: la sera si va a dormire, dall'albergo è meglio nn uscire, tre di loro per il weekend vanno a casa, 2 lavorano anche di sabato e domenica, e uno va' a fare pesca da scogliera.

Chiedo all'autista, un omone vagamente somigliante al Fishbourne che faceva Morpheus in Matrix, se lui avrebbe potuto accompagnarmi da qualche parte, a fare qualunque cosa... un'anti-scazzo.

Lui mi dice che se voglio mi può portare un po' a zonzo, c'è un mercatino africano, c'è una spiaggia...

Chiedo se c'è un ristorante italiano, lui dice che nn lo sa ma s'informa.

Chiede un po' in giro e troviamo la dritta: si chiama "il sorriso" ed è in centro.

Ci portiamo sul posto, e il panorama migliora un po': nn ci sono più le baraccopoli, ne i mendicanti, e i palazzi son più nuovi.

"E' tutto di proprietà delle compagnie petrolifere" mi dice Morpheus, ed effettivamente i grattacieli che si son materializzati tutt'intorno hanno, all'ingresso, delle grosse insegne che parlano o di marchi di benzina (Chevron, Mobil...) o di banche.

Addirittura vedo che un cartello stradale indica "Mobil Road" e il capitano del Nautilus mi dice che si chiamava con un nome nigeriano, ma poi la Mobil gli ha cambiato nome...

Dopo mille inversioni a U, contromani, semafori rossi, incidenti schivati x un pelo (il traffico qui nn ha regole precise, e fiumane di motorette s'infilano dappertutto), troviamo "il sorriso" di Luca e Valentina.

Faccio la conoscenza di Valentina, originaria di Assisi, che mi spiega che importano tutto, dall'olio alla verdura, dalla carne al formaggio...

Infatti mangiamo molto bene, e anche Morpheus è contento.

Quando vado a pagare, capisco che "il sorriso" viene ai proprietari al momento del conto, 1 (uno) piatto di pasta, 2 (due) sogliole e 4 (quattro) Peroni... 104 euri!!!

Tento di nn svenire e di mantenere il controllo. Pago, con quasi tutti i soldi che avevo, e via.

Morphy (oramai c'è confidenza) mi confessa che è il pasto più costoso della sua vita, vorrei dirgli che quasi quasi anche il mio, ma soprassiedo.

Ripartiamo, alla volta del mercatino.

market

Grossa delusione, un sacco di cianframe di legno, esattamente come quello che hanno i vu cumprà della pellerina d'estate... anzi, quello che arriva da noi è una selezione, li c'è proprio tutto.

Compro giusto un paio d'infradito, xkè ne avevo bisogno, e dico che va bene così, per oggi mi hanno inculato abbastanza.

Invertiamo la rotta.

Sulla strada del ritorno, Morphy mi guarda e mi fa "you, in Italy, cannabis?"

Io faccio il distaccato e rispondo un "yes..." come a dire "ogni tanto... giusto alle feste comandate...".

Lui annuisce e non aggiunge altro.

A un certo punto c'infiliamo in un dedalo di strade nella baraccopoli, e nel punto dall'apparenza più sinistra, ferma la macchina e scende dicendo "come, come".

Power Lagos

Non me lo faccio dire due volte, finalmente la giornata prende una piega interessante...

Lo seguo tra le baracche, dove la gente mi guarda come se fossi verde, ricoperto di squame multicolori e con indosso una tuta spaziale.

Attraversiamo saltando canaletti di scolo, nel quale scorre una melma terrificante mista a rifiuti, tagliamo in diagonale un cortile di un condominio a tre piani senza più porte ne finestre, la cui facciata è completamente ricoperta di panni stesi e slalomiamo tra caprette e galline che razzolano apparentemente libere.

Bambini nudi che giocano allegri fra i rottami, massaie che cucinano piegate a novanta gradi su fuochi improvvisati per terra...

Lagos Market 2

Entriamo in un container di tre metri x tre, con in un angolo una televisione 14 pollici tenuta insieme a scotch che trasmette solo calcio, e ai tre lati rimanenti tre panche di legno, due delle quali occupate da 4 persone, ognuna con in bocca il proprio cannone.

E dico "cannone" non a caso, xkè avevano le dimensioni di un Montecristo cubano.

Morphy mi dice di sedermi e di stare tranquillo, xkè forse si era reso conto che ero un po' fuori luogo e che mi muovevo impacciato stile "pezzo di frassino".

Dal canto mio, non ero minimamente preoccupato, avevano tutti l'aria molto amichevole, solo non volevo fare qualcosa di sbagliato... e chi lo sa qual'è la cosa giusta in una situazione del genere?

Ok, occupiamo la panca libera e stiamo un po' lì in quel cubicolo pregno di odore d'erba, a guardare un po' di calcio e non succede nulla.

Faccio finta anch'io d'interessarmi alle partite, copiando le reazioni degli altri... se ridono rido anch'io, se gridano allo scandalo, io pure "arbitro cornuto" che ci sta sempre bene...

Poi arriva un tizio, nerissimo, vestito con quei completini dai colori super sgargianti che hanno da queste parti, che si siede e inizia a parlare con il mio guru, che gli allunga 50 naire, cioè, più o meno 25 centesimi di euro.

Il tizio scava in una borsa di plastica, tira su due pacchettini avvolti in carta di bloc notes, poi prende due cartine, apre i pacchettini, che contengono erba pura sbrinzata, li gira nelle cartine, rolla due Havana e ce ne da uno per uno, ci da un accendino, e va a sedersi fuori.

Ero nei bassifondi di una città che compete per il posto di più degradata del mondo, in una fumeria allestita in un container a fumare uno spinellone di dimensioni bibliche, che mi avrebbe di sicuro stroncato.

Ma a questo punto, che vuoi fare?

Dici "no, grazie ragazzi, scusate ma devo andare..."?

Fumo, e il fumo lentamente mi da alla testa, mi confonde... penso che non è il posto per lasciarmi andare, nn posso, devo gestire.

Ma quell'erba è buonissima, ed è pura e senza filtro.

Invece di risparmiarmi, tiro lunghe boccate intense, e decido che chissenefrega, se devo collassare in una baraccopoli a Lagos, e sia.

Non collasso, ma finisco il mio trombone, Morphy il suo, salutiamo, ringraziamo e andiamo via, salutati a nostra volta da dei bei sorrisoni e "high five" degli astanti.

Fuori è il delirio, come Lucignolo mi trovo a sgranare gli occhi davanti a quel paese dei balocchi del terzo mondo.

Per una mente resa vulnerabile dal thc, è troppa una realtà del genere: odori, colori, movimenti... troppi stimoli "alieni" tutti insieme... subito i cavalli alati della fantasia spiegano le ali e iniziano a contendersi il mio cervello come passeggero.

Grazie al cielo il Comandante Morpheus dev'essere molto più avvezzo di me a simili bordate di cannabinoide e fa strada con passo deciso verso la macchina, che ormai desidero più di ogni altra cosa.

Ci crollo dentro, e finalmente posso godermi la mia soffice fusione.

Lui guida sicuro (o almeno così mi sembra) nel micidiale traffico che ci circonda mentre elogia la qualità di quell'erba, e mi spiega di come tutto quel quartiere viva solo sulla droga... un supermercato degli stupefacenti, di qualunque tipo e quantità... io lo ascolto sempre più da lontano, faccio "mmmh" ogni tanto come a dire "si, capisco"...

Mi faccio finalmente permeare dalle emozioni, ripenso a quello che ho appena vissuto, che seppur nella sua semplicità è una cosa che nn capita tutti i giorni...

Voglio dire, sono stato nel mezzo di una realtà che mai e poi mai avrei pensato di poter vivere così da vicino, una realtà che magari, a vederla da fuori, incute anche un certo reverenziale timore.

Io invece ci son stato dentro, e ci son stato bene, me la son goduta e anche stavolta me ne sono andato lasciandomi alle spalle dei bei sorrisi.

Mi lascio sprofondare dentro me stesso e nei miei pensieri, fatti di possibilità infinite, di mondo meraviglioso, e mi godo quel che resta di questa giornata così strana... strafuso, circondato da un delirio come quello che mi sfila accanto al finestrino.

Delirio.

O gioia?

occhi Lagos

 

 

Canzone del Giorno: Lou Reed - Perfect Day

http://youtube.com/watch?v=9TG-JQ1KVTM

 

Postato alle 08:43 del martedì, 08 aprile 2008
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Postato da SamuelFolla

E tu che hai preso in mano
il filo del mio treno di legno
che per essere più grande avevo dato in pegno:
e ti ho baciato sul sorriso per non farti male
e ti ho sparato sulla bocca invece di baciarti
perché non fosse troppo lungo il tempo di lasciarti.

Forse non lo sai ma pure questo è amore.

 

loneliness1

Postato alle 19:31 del giovedì, 13 marzo 2008
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Postato da SamuelFolla

Quello che segue è ciò che, dieci minuti fa, ho postato a un'amica, nel suo splendido blog:
(che, ovviamente, consiglio:http://hotelworld.splinder.com/)
E siccome conteneva già tutto ciò che volevo scrivere oggi, ve lo riporto paro paro.
"più una mente è vasta, e più soffre dei propri limiti" diceva un genio tra i tanti che hanno camminato sul Pianeta, potrebbe essere Einstein, ma nn sono sicuro e comunque non è assolutamente rilevante.
Il fatto che quella vastità, però, sia piena di meandri chiusi e accessibili solo dal "se stesso", il genio in questione non l'aveva considerato.
La tua mente può soffrire dei propri limiti, magari non in termini di dimensioni, ma magari in termini di presentabilità. E il fatto che tu non voglia spolverare quelle stanze, e magari ti vergogni un po' a portarci qualcuno e quindi sei lì a far combattere la fredda praticità che t'impone di ordinare, pulire, e il romanticismo che ti ricorda quanto in quella stanza ci stai bene, con le ragnatele negli angoli del soffitto, e la polvere sui tuoi giochi di bambina e sulla collezione di dischi ormai inascoltabili pubblicamente.
old room
Ma non è pazzia, e nemmeno è così irrazionale come la dipingono "quelli lì" che passano le giornate a studiare a come fare a guadagnare di più o a ricoprire un posto "più importante" e si rispondono -SACRIFICIO!- e quindi fanno saltare in aria le loro capanne e soffitte polverose x costruire al loro posto dei bianchi studioli "minimal" di cristallo e cemento imbiancato, senza nulla da scoprire, nessun segreto sussurrato dalle pareti ingiallite o dalle assi scheggiate del pavimento. E non capiscono che la vita "vera" era quella lì, quella che hanno buttato come carriolate di macerie nella discarica "delle cose nn più adatte"... adatte all'età, allo status sociale, alla loro serietà... che pena...
Sai, poi, in una visione che magari non condividerai in quanto tutta maschile, ma che sicuramente avrà l'equivalente femminile, ti dirò... sono stato in tante case (quando io ero ragazzino mio papà era un arredatore e io lo aiutavo), e ho visto un sacco di meraviglie architettoniche/abitative, ma ne ho un ricordo confuso, un calderone di flash insignificanti.
Se invece devo dirti una stanza, un locale di una casa, che ricordo con la più grande nostalgia... beh ti dico il garage del mio amico Virgilio, nel quale passavamo nottate intere a smontare e rimontare moto e motori... era un seminterrato con le pareti grezze, sporco, polveroso, e pieno di pezzi di motori ovunque, puzzolente di grasso e benzina... ma era bellissimo!! Son passati 15 anni da quando non ci metto più piede, ma nonostante la mia memoria minata da una vita di abusi, saprei dirti ancora oggi, il contenuto di ogni singolo cassetto, cosa c'era sulle mensole, negli angoli, tutto... e ora, ora che quella stanza è così lontana, penso che forse, tutte quelle bestemmie sputate su quei rottami, altro non erano che un pretesto, una bella scusa per chiudersi la dentro, dove il mondo non fa paura e non può farti male. E aspettare l'alba raccontandosela, nella tua stanza preferita, quella in cui stai al sicuro a ricaricare le batterie.
dusty room
Canzone del Giorno: Baustelle - La Guerra è Finita

Postato alle 19:26 del martedì, 11 marzo 2008
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Postato da SamuelFolla

smile

Guidavo verso l'aeroporto.

Già da tre ore.

Nonostante la bellezza delle campagne danesi che costeggiano l'autostrada, dopo tre ore ne hai le palle piene.

In più, disponevo di un unico CD di musica country, peraltro molto bello, anche se di country nn capisco un cazzo, suonato e cantato (e donato) da un ragazzo che fa l'operaio nell'ultima fabbrica che ho visitato; la musica country è perfetta per guidare, ma come la campagna danese, dopo tre ore nn la sopporti più.

Così, appiccicoso di noia, vedo con gioia lo schermo del navigatore che mi dice che mancano solo più trenta minuti all'aereoporto, quindi alla posizione eretta, quindi a due passi, quindi alla mia birra.

E quindi il resto.

All'orizzonte si profilava un cavalcavia, sul quale vedo tre sagome in controluce, tre sagome umane nitide e nere, controsole.

Da figlio della nostra epoca, visto che le sagome ancora lontane erano in movimento, anche se a causa della distanza non capivo che genere di movimento fosse, mi sposto in terza corsia, così da evitare di passare sotto il trio e sotto eventuali sassi.

Quando però arrivo in prossimità del cavalcavia, le sagome, da nere che erano in controluce, si trasformano in immagini a colori e si rivelano per ciò che in realtà sono:

tre ragazzine, bionde come solo da queste parti sanno essere, intabarrate in spessissime giacche a vento dai colori sgargianti dalle quali spuntavano solo tre capocce color platino e tre sorrisi di quelli che da soli potrebbero far girare il motore di una portaerei, per l'energia che sparano tutt'intorno.

E le tre peperine erano in piedi sul cavalcavia semplicemente per salutare e sorridere a tutti!

Si sbracciavano, e sorridevano.

Sorridevano e sbracciavano.

Ora, a leggerlo così, vi potrà parere una cazzata immane, magari direte "Embè? Che c'è di così memorabile Samuel? Tre rincoglionite su un cavalcavia!"

E invece no, ragazzi, quelle tre erano esattamente come quelli che da noi lanciano i sassi, quelli che per sconfiggere la noia e il vuoto di un posto, di un età, di una condizione o di una generazione, non trovano di meglio che rompere l'ordine delle cose creando un disastro.

Quelle tre, avevano dentro, son sicuro, la stessa noia... e viste le tre biciclettine appoggiate a fianco a loro, probabilmente abitavano nei dintorni, e se aveste visto i "dintorni" sareste sicuri quanto me che quelle tre erano in preda a una noia mortale.

Però, quelle tre, erano la dimostrazione vivente di come uno stesso impulso negativo iniziale possa prendere direzioni differenti, semplicemente cambiando una variabile... amore al posto di odio, allegria al posto di malessere.

E così, anche se a voi pare una stronzata, e forse lo è, nella sua semplicità a me è parso un piccolo miracolo, di quelli che vale la pena vedere e ricordare... e fare germogliare dentro di sè.

Tre sconosciute mi hanno regalato un sorriso, e non solo a me, tutti quelli che passavano lì sotto sorridevano.

E qui, in questo seppur noioso paese, girando per le strade, anche in questo momento all'aereoporto, alzi gli occhi e tutt'intorno vedi un sacco di gente sorridere... e questo fa star bene, e nessuno può affermare il contrario.

Il sorriso è contagioso.

Fa bene ed è contagioso.

Cosa si può fare?

Sorridere cazzo!

smile2hx7

Canzone del Giorno: Muse - Feeling Good

http://www.youtube.com/watch?v=jzZRpqkfCDo

Postato alle 16:56 del lunedì, 03 marzo 2008
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Postato da SamuelFolla

Balloons

Seduto sul divano di casa, con addosso la noia afosa della febbre, la faccia illuminata dal bianco dello schermo del computer sulle ginocchia, dal quale un cursore lampeggiante aspetta paziente che le mie dita sulla tastiera lo inducano a partorire una lettera dietro l'altra, fino a comporre il pensiero che il proprietario di quelle dita sente vorticare nella testa, senza peraltro riuscire a fermarlo per fargli la foto.

La prolungata attesa viene interrotta dal suono di un sms in arrivo.

E' un bellissimo messaggio di una persona bellissima, e, guardacaso la stessa persona alla quale, qualche tempo fa, avevo inviato una lettera che scrissi preso dalle stesse considerazioni di oggi.

In questi casi, interpreto sempre le coincidenze come segnali, e vado a rileggere quella lettera.

Mi accorgo, quindi, che tutto ciò che avevo da dire al riguardo, era già scritto, era tutto lì dentro.

Spero xciò che a quella meravigliosa persona non spiacerà se condivido con il mondo quella lettera, sperando che possa servire a far sì che sempre più persone si decidano finalmente a volare...

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"Chiaretta,

abbiamo da poco finito di chiacchierare al telefono.

Come sempre, far due chiacchiere con te mi da energia, mi fa star bene.

Poi sono andato a tavola, mi son messo a mangiare, e, come faccio sempre, visto che mangio sempre da solo, ho diviso la mia tavola con il libro di turno.

L'ho finito proprio stasera, sorseggiando lo zibibbo del dopocena.

E mi sono anche un po' commosso, come mi capita sempre quando finisco un bel libro; e non perchè fosse particolarmente melanconico o triste o commovente, ma perchè un libro, quando è bello, è come un amico che mi segue, x diverse settimane, ovunque: è con me a tavola e nel letto, sugli aerei e sui pullman e sui taxi, in settimana e nel week-end.

E quando finisce, è come se fosse il momento di salutarlo, quell'amico.

E mi spiace sempre un po'.

E' un gran bel libro, sai? Ti piacerebbe di sicuro. O magari l'hai già anche letto.

E' di Terzani. Tiziano.

Il titolo è "un indovino mi disse", ed è il diario di questo giornalista di "der spiegel" che per gioco va da un indovino di Hong Kong, il quale gli dice di evitare assolutamente di volare durante tutto il 1993.

Lui non crede a queste cose ma, più per gioco che per altro, decide di sfidare se stesso e tenere fede alla profezia e inizia così un lungo pellegrinaggio a zonzo x l'asia, viaggiando sempre via terra, continuando a consultare tutti gli astrologi e i medium e gli indovini che riesce a trovare lungo il cammino.

E diventa man mano più spirituale ed esplorando questo suo lato fino ad allora sconosciuto, con grande apertura mentale, ti porta a capire che il mondo che ci siamo costruiti attorno e che noi consideriamo l'unica realtà possibile, altro non è che una gabbia dorata che ci tiene inesorabilmente lontani dalla nostra felicità e spiritualità.

E' un libro molto bello, ma non è questo il punto.

Offre un sacco di spunti x una buona conversazione, un sacco di idee x quei viaggi strampalati che sia io che te amiamo alla follìa.

Ma neanche questo è il punto.

Il punto, che è, come ti dicevo via sms, molto bello ma anche molto triste, è che un sacco di volte mi perdo in queste elucubrazioni strampalate, questi "voli pindarici" in cui è dolce perdersi, ma che, nel momento in cui vengono pensati, sono veri come qualunque altra cosa, basterebbe crederci.

E invece, puntualmente, quando proprio non ce la faccio a ri-ingoiarli col cervello e li devo raccontare a qualcuno, i miei sogni a occhi aperti, le mie, se vuoi, "pippe mentali", vengono sempre bombardate e disintegrate nel nome della razionalità, del materialismo, del senso della realtà che sembra aver distrutto la capacità di sognare di chiunque.

Non so se sono un bambino intrappolato nel corpo di un adulto e, in preda alla mia sindrome di Peter Pan mi comporto da matto e non me ne rendo conto, ma io, come "quelli lì", non voglio diventare.

E purtroppo parlo anche della gente cui voglio bene, amici e parenti prossimi.

Io amo la mia parte bambina, mi giocherei tutto ciò che ho, compresa la (già dubbia) reputazione x una risata in più, per un sogno condiviso.

E invece mi capita sempre più spesso che chi mi sta di fronte non sia in grado di condividere con me il lato "spirituale" delle cose, la parte giocosa e fantastica della faccenda, e tutto ciò mi fa sentire un idiota, perchè è come se, mentre io sto volando e allungo una mano per far vedere agli altri quanto è bello il mondo visto dal mio punto di vista, mi legassero al collo un macigno che mi fa schiantare a terra, e quello che dall'alto era bellissimo, da terra diventa semplicemente patetico.

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Ma io dentro di me sento che non lo è, e che, piuttosto, patetici sono quelli che non sanno più volare, come facevano fino a ieri.

Mi trovo a svolazzare in un cielo sempre più vuoto.

E, da terra, orde di persone che un tempo avevano grandi ali, mi guardano con compassione xkè ancora non sono atterrato, coi loro telefonini in mano, i loro bei vestiti e le loro auto costose, che li rendono tanto orgogliosi, loro, che si sentono maturi e realizzati, ma anche tanto pesanti e incapaci di decollare...

E tutto ciò, come ti dicevo, è molto triste.

Ma è anche molto bello, xkè io so, che se guardo lontano in quel cielo, c'è un altra persona con grandi ali e nessuna voglia di scambiarle con un telefono o un televisore... e quella persona è la destinataria di questa lettera.

Purtroppo le correnti in cielo ci tengono sempre ad una bella distanza, e quindi, in momenti come questo, nel quale avrei solo voglia di sedermi su un qualche gradino e far mattina chiacchierando con te, beh, mi devo accontentare di scriverti.

hetty&friend+sillouettes-sky[1]

Però, sapere che ci sei, già mi basta a stare un sacco bene.

Buona notte piccola albatross, ti prego, non atterrare mai.

K."

Canzone del Giorno: Edoardo Bennato - L'Isola Che Non C'è

http://www.youtube.com/watch?v=BlMJdddUxOw

VideoDaVedereAssolutamente

http://www.youtube.com/watch?v=em1JbR7ZEaM

Postato alle 11:16 del giovedì, 21 febbraio 2008
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Postato da SamuelFolla

autobus_dalla_via_04

Ho appena finito di macinare un sacco di chilometri a mezzo torpedone, ho attraversato mezza Turchia, in pullman, finalmente sono arrivato a Izmir, col culo piatto e le palle piene.

Domattina prenderò un volo fino a Istanbul, poi da Istanbul a Milano, poi a Milano prenderò la macchina e guiderò fino, finalmente, a casa.

Ma nn è delle mie peripezie da zingaro del terzo millennio che voglio parlare.

Siccome il pranzo di oggi è stato un wafer e una cocacola sul suddetto autobus, sono andato a cena con un discreto anticipo, ma considerando l'ora in più dovuta al fuso orario turco, più o meno siamo andati in pari.

Ma neanche delle mie pessime abitudini alimentari voglio parlare.

Kissing-on-Valentines-Day---Times-Square---May-8th-1945-Poster-C10313909La turchia, pur essendo molto liberale, dovrebbe essere di radice mussulmana, avevo sperato, quindi, che la piaga dell'odiata festa di San Valentino, in quanto santo della religione cristiana, qui non sarebbe stata all'ordine del giorno.

Mi sbagliavo.

Dovrei oramai aver imparato che le puttanate consumistiche e pateticamente dettate dalla necessità intrinseca degli umani di spandere a destra e a manca i propri soldi nelle più ridicole manifestazioni di costume, nn conoscono confini, ne geografici ne religiosi.

Per cui, se nel paesino piemontese di 5000 anime in cui io risiedo, la notte tra il 31 ottobre e il primo novembre, un sacco di ragazzini italianissimi intagliano zucche (che sono magicamente comparse, solo in quel periodo, tra i banchi dei supermercati) e le riempiono di lumini e poi vanno di casa in casa con i costumi avanzati da carnevale domandando "dolcetto o scherzetto?", non dovrei vedere niente di strano nel fatto che a Izmir, i ristoranti siano pieni di palloncini a forma di cuore (e sia indispensabile la prenotazione), i tavoli siano cosparsi di petali di rosa, e il menù si chiami "menù dell'amore" o altre bischerate del genere...

Tant'è.

Mi presento al ristorante alle sette in punto, ora locale.

E già il cameriere sgrana gli occhi, qunado dico che sono io e basta.

Ok, mi trova un tavolo in un angolo.

Raccolgo nel posacenere i petali di rosa, ordino birra, hamburger e maionese.

Neanche 5 minuti e inizia la passerella.

Una dopo l'altra varcano la soglia una dozzina di coppiette, tutte in tiro, da neofiti della faccenda.

Tracanno la birra e fuggo prima che mi torni su la cena.

E, infatti, neanche della mia cena del Valentine's Day, voglio parlare.

Quello che mi ha colpito e mi ha messo qui con la penna in mano, in tutta questa giornata lunghissima, è stata una cosa di venti secondi.

Arrivato in albergo, il tizio che mi accompagna in camera mi accende anche la tele, dicendo orgoglioso che c'è anche il satellite, manco ne avessero lanciato uno apposta per lui.

Se ne va, e io prima di spegnere come faccio di solito, decido di vedere cosa c'è in giro per i canali.

Quell'ora è ora di telegiornali, un po' per tutte le nazioni... vedo così che c'è la bbc, la cnn, la tele turca... ognuno con la sua notizia, una bomba di qua, la guerra di la... l'economia...

qualche telefilm, un paio di telenovelas... poi arrivo all'unico canale italiano, rai uno.

Magari è una coincidenza, però... su rai uno c'era la ricostruzione con attori di un fatto di cronaca che vede dei rapinatori entrare in una villa di un imprenditore e costringerlo ad aprire la cassaforte e a consegnare denaro e gioielli.

E giù interviste a tutti i familiari, poi ai vicini di casa, poi il solito vecchino che dice "non si può andare avanti così, nn siamo al sicuro!"... eccetera. eccetera. eccetera.

Il fatto che sia "normale" sulla nostra tv, vedere trasmissioni del genere, mentre invece nel resto del mondo non mi sia mai capitato di vederne, mi fa venire in mente la teoria di Micheal Moore in "bowling a Columbine" secondo la quale un paese in preda alla paura e al panico è un paese manovrabile... ho idea che è a questo che stanno puntando i media nel nostro belpaese, a farci avere sempre più paura e a spingerci a rimanere chiusi in casa a consumare e a guardare la tv che continua ad accrescere le nostre paure in una spirale di alienazione.

E a trovare sempre qualcuno a cui dare la colpa di tutto ciò... gli stranieri... gli immigrati... gli zingari... c'è sempre qualcuno causa di tutto.

Brutta cosa.

E brutta cosa l'effetto che produce sull'immagine che diamo di noi al mondo, perchè quando mi capita di parlare della mia patria in giro per il mondo, e dico che la Sicilia è splendida, mi sento rispondere che però loro nn ci verrebbero mai in Sicilia, perchè c'è la mafia e c'è il rischio che ti sparino addosso; quando dico che Napoli è una città meravigliosa, mi sento dire che però è sepolta dai rifiuti e puzza; e la cosa buffa è che la gente che dice tutto ciò nn è mai stata nè in Sicilia, nè a Napoli, nè, credo, ci verrà (e non sa cosa si perde)...

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taormina4

Spegnamo le televisioni, signori, e accendiamo i cervelli.

E io, con questo post bruttarello e per niente ottimista, auguro buon San Valentino a tutti.

cupid

Canzone del Giorno: J. Ax - Escono i Pazzi.

http://www.youtube.com/watch?v=-0zRaHt0srI

Postato alle 18:54 del giovedì, 14 febbraio 2008
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Postato da SamuelFolla

mano2

Sono sempre stato molto affascinato da ciò che succede durante gli incidenti stradali che mi hanno visto coinvolto.

In particolare, ciò che più mi fa riflettere, è il momento, quell'esatto momento che può essere descritto come "punto di non ritorno".

Come per i paracadutisti o i base jumper, il punto di non ritorno è il punto oltre il quale tutto diventa a senso unico, rimane cioè, solo più la possibilità di andare avanti e nn si può più tornare indietro.

Quando ti schianti in macchina o in moto lo si può proprio avvertire come un qualcosa di reale.

Un attimo prima hai ancora il controllo su qualcuno dei parametri fisici che regolano il moto del pezzo di ferro sul quale stai viaggiando, magari minimo, ma ce l'hai.

Le ruote slittano e la macchina sbanda, ma muovendo lo sterzo o tirando il freno a mano hai ancora una reazione.

La moto con i freni pinzati, la gomma dietro alzata, quella davanti che pare sprofondare nell'asfalto, ma ancora con un colpo di reni ne puoi variare un po' la traiettoria.

Poi, arriva.

Il punto di non ritorno.

Stai ancora viaggiando a una velocita folle, il sopra e il sotto diventano concetti del tutto astratti, la coscienza si chiude a guscio, lasciando acceso solo a una primitiva cognizione di ciò che è duro e contundente o tagliente, ma niente e nessuno in cielo o in terra può più mutare il destino racchiuso nella prossima manciata di secondi, e, per certi versi, di molto tempo a venire.

Non c'è più niente da fare, nn importa se un attimo prima eri felice, se hai delle cose da fare, se sei uno importante, se hai delle responsabilità, se vesti firmato, se hai una bella casa, se sei un uomo di potere.

Qualunque, qualunque, qualunque altra cosa, superato il punto di non ritorno, nn conta più, nn serve più.

No, ragazzi, grazie a Dio o a chi vi pare, nn ho avuto incidenti stradali, non di recente perlomeno.

Mi sono però perso nei ricordi, guardando, in un noioso pomeriggio di tv, una di quelle trasmissioni fatte di filmati amatoriali nei quali succedono le cose più assurde e angoscianti.

Non voglio entrare nel merito dell'inopportunità di tali programmi; semplicemete guardando tutti quegli schianti, nn ho potuto fare a meno di ritornare con la memoria ai (numerosi) miei, di schianti.

E poi, visto che il mio cervello nn aspetta altro che un punto di partenza qualsiasi per iniziare a divorare tutto, masticare, ingoiare e poi rigurgitare un bel getto di paranoie e seghe mentali, ho iniziato a riflettere su quanto il concetto di punto di non ritorno sia applicabile anche a molti altri campi della vita, dallo stato d'animo personale, alla rabbia di una folla, dal dolore dell'anima alle relazioni interpersonali... ogni circostanza ha il suo punto di non ritorno.

Una coppia che in un semplice gesto, un silenzio uguale a tanti altri, passa quel punto... e lo sai, in fondo al cuore lo senti che qualcosa s'è rotto e nn c'è più niente da fare... e come in macchina continui ad armeggiare col volante o coi pedali, ma orma sei oltre il confine...

Un amico che prova una delusione a causa tua, ma quando te ne accorgi, il punto è già indietro e puoi solo aspettare lo schianto e poi verificare i danni, sperando siano il più lievi possibile...

Un occasione persa, magari lei era la donna della tua vita, o magari ti sei perso il lavoro che ti avrebbe reso ricco, o sei andato in viaggio nel posto sbagliato o al momento sbagliato... troppo tardi.

Oppure scrivi un pezzo come questo, lo pubblichi sul tuo blog, ti rendi conto che non c'entra niente... ma oramai l'hai pubblicato.

mano1

 

Canzone del Giorno: My Generation - The Who

http://www.youtube.com/watch?v=i0XknwXqLDo

 

Postato alle 17:52 del lunedì, 04 febbraio 2008
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Postato da SamuelFolla

babbo-natale-homer-simpson

Rieccomi!

Chiedo venìa per la prolungata assenza, ma a me le feste di Natale e Capodanno, con tutti gli allegati di Befane e Santi Stefano e Silvestro, danno l'orticaria...

Sarò strano, ma vedere che gente che non incontro più da mesi, donne che mi hanno dato mazzi di due di picche, gente che si faceva viva solo per scroccare un piacere, il 24, 25 e 31 Dicembre e il 1° Gennaio mi mandano il messaggino (palesemente) in copia a tutta la loro rubrica... mi da un po' di vomito!

"Buon Natale caro/a amico/a!", "auguro a te e consorte (che nn ho) uno splendido anno!", "tanti auguri a tutti (tutti chi?)"... bleah!

O meglio ancora quelli che vogliono fare gli spiritosoni e copiano da internet, da anni, sempre la stessa puttanata che si scriveva alle elementari sui muri del cesso, tanti anni prima che gli sms fossero inventati, quella della befana che vuol trombare e babbo natale col pisellone, o giù di lì, e che finisce con "se quest'anno vuoi trombare a sette amici la devi mandare"... ma per carità...

Last but not least, l'intellettuale, che copia una bella frasetta dal "anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano" e fa finta di essere una persona che legge e che ha selezionato attentamente dalle sue innumerevoli letture la frase in questione, tenendola gelosamente in serbo x tutto l'anno, in un foglietto nella tasca, ovviamente, vicina al cuore.

E intanto le compagnie telefoniche godono, vendendo, qualche dieci milioni di schede che hanno anche il coraggio di chiamare Christmas Gift o simili... perchè loro sono bravi... la TIM è tua amica, la Wind ti tromberebbe proprio, mentre la Vodafone ti accarezza la testa, e la Tre ti offre da bere... e noi (anzi, Voi) giù a comprare Carte Auguri a "SOLI" sette euro... o magari dieci... o quindici... ma vi rendete conto? La CARTA AUGURI!!!

Perchè lo sanno, le merde, che la userai per rompere i coglioni a tutta la rubrica con ste cagate di messaggi, e che il malcapitato che non ce l'ha la carta auguri, e magari in buona fede ti vuole rispondere, dopo il quattrocentesimo messaggio ha dilapidato la tredicesima, e, in più corre a comprare la Carta Auguri, per rimediare...

Risultato? Quest'anno, nel periodo natalizio, in Italia sono stati inviati più di UN MILIARDO DI MESSAGGI!!

...e la Wind va a cena con Vodafone e Tre a casa di Tim, e tutti brindano al culo spanato dell'utenza.

Grande.

Senza contare il già collaudato meccanismo scroccante di Regali di Natale e Cene e Pranzi Vari... ma di ciò neanche inizio a parlarne...

Io, per evitare questo ingranaggio micidiale che fagocita soldi e fegati, restituendo in cambio una super ipocrita aria di "vogliamoci più bene... è Natale... ooooooohhhhhh....",già da parecchi anni, il 20 dicembre mi porto a MOLTI chilometri dalla società del panettone e ricompaio, rigenerato e rilassato, il 7 gennaio... e anche quest'anno ho sfanculato tutto e tutti e me ne sono andato a Istanbul, dove la maggioranza degli abitanti è mussulmana e se ne sbatte allegramente i coglioni di Babbi Natali e Gesù Bambini...

Quello che segue è il reportage fotografico che ho fatto mentre voi eravate in coda al centro Tim per comprare la Tim Christmas Tribù Card...

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Buon Natale a Tutti!

Canzone del Giorno: Dire Straits - Money For Nothing.

http://youtube.com/watch?v=aNaKWXqXkhw